la casa - Nuovo Progetto 2

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la casa

i luoghi e i momenti

La cosa che più mi rattrista, quando a Lodi  passo davanti al caseggiato di piazza Zaninelli al numero 11, è quella di vedere la piccola porta di entrata sempre chiusa… ma non solo… non ho mai visto nessuno transitarvi, come se l’abitato fosse spopolato o frequentato solo da entità inavvertibili
Allora il portino (cosi lo chiamavamo) era sempre aperto, tranne la notte;  allora il caseggiato era pieno di vita, di voci,  di rumori, di odori; ricordo il vocio allegro delle donne affacciate alle ringhiere o indaffarate nel bucato…  oggi per comunicare abbiamo bisogno di Internet, allora bastava una semplice ringhiera!

La mia casa era situata al secondo piano ed era costituita da due stanze  che occupavano una superficie totale di circa 40 metri quadrati. I cosiddetti servizi, erano fuori, in fondo alla ringhiera, in comune con altre quattro famiglie. Su questi molti sono gli episodi e le  cose che rammento: ricordo il signor Franco che regolarmente si preoccupava di rifornire la latrina con dei pezzetti di giornale tagliati esattamente tutti uguali; ricordo la duplice funzione che avevano per me questi utili fogliettini: prima cercavo di leggere in essi qualcosa di interessante e poi sadicamente li abbandonavo al loro triste destino; ricordo gli accidenti rivolti mentalmente al malcapitato di turno, che aveva il solo torto di occupare il gabinetto nello stesso momento in cui avevo un pressante e incalzante bisogno; ricordo quel particolare catenaccio interno tutto sbilenco e arrugginito ma comunque importante nel garantire la privacy dell’indaffarato occupante.

Passando ad altre reminiscenze più nobili, ho un particolare ricordo del bagno del sabato: per me era un’operazione tanto difficoltosa quanto detestata, ho ancora in mente quel maledettissimo mastello e quella grossa pentola dove si scaldava l’acqua, ricordo il bruciore del sapone negli occhi e le mani affaccendate di mia madre  che con la spugna cercava insistentemente di  “smacchiarmi” .

Ricordo che, durante la stagione fredda, la vera protagonista in famiglia era  la  stufa economica: con essa si faceva di tutto: ci si riscaldava, si cuocevano i cibi sul fuoco, sulla piastra o nel forno, con la calderina si produceva l’acqua calda, si facevano asciugare gli indumenti e… altre cose ancora.

Ricordo il momento dei pasti, il sapore e il profumo vigoroso del pane... il vero indiscusso protagonista della mia infanzia. Il pane era sempre puntuale e generoso: allora quando si mangiavano le poche e scarse pietanze mia madre mi diceva: "fa cun pesina" (fare con pesina) che nella sostanza stava a significare di mangiare molto pane e poco companatico; invece quando esageravo nel servirmi la pietanza mi diceva "la buca l'è scura e el pan el ga' pauura" (la bocca è buia e il pane ha paura).

 
 
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