mio papà - Nuovo Progetto 2

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mio papà

le persone

Mio papà è nato a Lodi il 14 aprile del 1904 e si chiamava Innocente: un nome poco comune, tanto è vero che tutti lo chiamavano Centu. Apparteneva a una famiglia povera e numerosa: era l’ultimo di nove fratelli.
Il mio breve escursus sulla sua vita parte dall’anno 1937. Sicuramente era arruolato nell’arma dei carabinieri e le fotografie in mio possesso, oltre a testimoniare la sua bellezza, lo vedono ritratto  in una zona dell’Abissinia, impegnato come ausiliario, in particolare come infermiere, durante la dominazione italiana in Etiopia.
Si sposò in un periodo compreso tra il 1939 e il 1942, poi non so di preciso cosa fece: di sicuro ha gestito per un breve periodo il bar delle ACLI di Lodi, passò poi un periodo da disoccupato e per ultimo lavorò in Comune, all’ufficio igiene, come addetto alla disinfezione dei locali.

I ricordi su mio padre incominceranno dall’ultimo… il più brutto... era il 20 marzo 1958... il giorno della sua morte; io avevo 11 anni, lui 53.
Di quel giorno ricordo un episodio abbastanza banale ma che segnò la mia memoria in modo indelebile: mia madre mi incaricò di andare a comprare due etti di naftalina… allora si usava metterla nella cassa… ricordo ancora l’odore di quelle palline e da allora mi diventò insopportabile!
Dopo quel giorno la figura di mio padre mi appariva spesso in sogno... e io contento mi dicevo... ma allora è vero... è ancora qui con noi...
Ma veniamo a momenti meno tristi. I ricordi più remoti che ho di mio padre, sono legati all'immagine di un uomo affettuoso e nello stesso tempo un po’ autoritario, un autoritarismo spesso apparente, legato al ruolo di capofamiglia che allora si doveva necessariamente esercitare "in un certo modo".

E così rammento i momenti abbracciato a lui su una vecchia poltrona a letto; il giorno in cui mi portò, solo con lui, in gita a Laveno sul lago Maggiore; i piccoli regali che estemporaneamente mi faceva; i momenti in cui mi portava al bar a vedere la televisione; ma anche i momenti in cui, in seguito a qualche brutto voto preso a scuola o a qualche marachella, mi sculacciava, o meglio, cercava di sculacciarmi: ricordo che il più delle volte  mi rifugiavo sotto il tavolo o sotto le sottane di mia mamma.

 
 
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